lunedì, 21 aprile 2008
Ore 12:11
Inizialmente avevo pensato di trattare la A e la B nello stesso post. Poi, vista la lunghezza finale della A, ho deciso che avrei messo B e C insieme. Alla fine ho dovuto pure dividere in due la B...  al momento, studiando i miei appunti per le prossime voci, sono piuttosto convinta che potrò mettere la seconda parte della B e la C insieme. Ma forse è meglio non cantare vittoria troppo presto...

Nel caso ve lo foste dimenticati, il dittongo "OU" si pronuncia come una "O" lunga e traslitterato si può trovare anche come "ō" (ma è più facile scrivere "ou", quindi ho usato questo modo).


BAKA = stupido
I giapponesi non hanno molte parolacce, e tra queste gli insulti sono solo una parte. Il più diffuso è indubbiamente "baka", di cui esistono anche le varianti un po' più forti di Bakamono e Bakayarou (i primi due caratteri dei tre termini significano sempre "baka", ma si è scelto di scriverli per "baka" in Hiragana, per "bakamono" in Kanji e per "bakayarou" in Katakana: i tre modi sono assolutamente "intercambiabili", ma l'uso di un modo rispetto ad un altro può essere una scelta del mangaka al fine di trasmettere un diverso contenuto - per Hiragana e Katakana si rimanda alla voce A del dizionario).
AGGIUNTA DEL 24.04.08: non so perchè non l'ho messo prima, ma credo sia utile avere un vocabolario di insulti un minimo ampliato... scherzo, ovviamente, volevo solo aggiungere un paragone tra "baka" e Ahou (o Aho, scritto in katakana - quindi come se fosse in grassetto - e con la O breve). I due termini sono sinonimi, ma c'è una sfumatura importante da sottolineare: in base alla zona del Giappone, "baka" può risultare più offensivo di "aho" o viceversa. Nella regione di Tokyo "aho" risulta più pesante ed è quindi usato, in anime e manga, soprattutto da delinquenti e simili, mentre nella regione di Osaka è il contrario: ricordiamo che il giapponese che sentiamo e leggiamo in film, anime, manga è quello di Tokyo, e che quindi sarà sempre o quasi usato "baka" per questioni più "leggere" (come negli esempi) e "aho" per insultare con vero gusto. Eventualmente nei commenti vi posto un esempio, così potrete pronunciarlo correttamente in caso di necessità!
Esempi
1. Molti sono i casi in cui, negli anime, la giovane protagonista si rivolge allo sventurato di turno con questo epiteto. Spesso è un semplice "nome-del-tipo no BAKA!!!", ma non è raro che arrivino a sotterrarlo letteralmente di "baka". Tra tutte, comunque, nessuna ha la classe di Akane Tendou1...
2. Nella traduzione italiana di Neon Genesis Evangelion2 la suscettibile e - diciamolo - isterica Asuka Soryou Langley chiama Shinji (l'amorfissimo protagonista) "Stupishinji": non è un brutto modo per rendere nella nostra lingua il "bakashinji" originale.
3. Capita spesso che, come nell'esempio 2, il nome venga storpiato per inserire questo simpatico aggettivo, ma il livello di fusione dei due termini è raramente tanto alto come in Zero no soukoushi3, dove il protagonista Kanade viene chiamato dalla cugina "Cretinade" in italiano - non male come resa - ma che in giapponese deve essere stato sicuramente "baKanade".
NB. Attenzione a non confondere BakAmono con BakEmono: quello che avrebbe potuto essere solo un insulto colorito diventerebbe un'offesa seria...

BAKEMONO = mostro
...E infatti, ecco il termine appena citato: può essere tradotto con "mostro", "fantasma": una creatura che fa paura, che non ha fattezze umane... o un umano che ha perso completamente la sua umanità. Un Vampiro è un bakemono, così come un killer spietato, ma sicuramente i bakemono più noti sono i mostri classici, quelli della mitologia giapponese: in questo contesto un sinonimo di bakemono è youkai.
Animali, piante o oggetti troppo grandi o che raggiungono età impensabili (detti mononoke), ombre misteriose che intravvediamo nella foresta o fenomeni inspiegabili (come i fuochi fatui) hanno generato in Giappone come da noi delle tipologie specifiche di creature entrate senza difficoltà nell'immaginario collettivo.
Esempi
Si è voluto accennare ad alcuni tra i più noti mostri tra quelli usati in anime e manga; chiaramente eventuali aggiunte e proposte sono come sempre gradite, inoltre nei commenti non mancheranno approfondimenti e curiosità che non verranno aggiunte in questa voce per non appesantirla.
- Kappa. Ne esistono tantissime specie e gli avvistamenti non si contano: è la caratteristica bestia fluviale via di mezzo tra una rana e una tartaruga, alta circa un metro, dispettosa e vagamente idiota, coi "capelli" tagliati a mò di chierica e identificabile da una puzza penetrante di marcio. Da dispettoso può spesso trasformarsi in pericoloso, quando afferra e trascina in acqua bambini e bestiame. In Saiyuki4 Goku chiama sempre Gojyo "pervertito di un kappa": non che Gojyo assomigli a un kappa, anzi! Semplicemente si fa riferimento allo spunto per questo manga/anime, e cioè al libro Viaggio in Occidente, nel quale si narrano le vicende di un bonzo, una scimmia nata da una roccia, un maiale e un kappa, appunto... Lunga storia, quella di questo importantissimo romanzo...
- Kasabake e Rokurokubi. E' l'animazione che mi spinge, volente o nolente, ad accogliere nella stessa voce questi due mostri: chi infatti non ricorda tra i gruppi spettrali dei cartoni animati quel buffo ombrello con una gamba (kasabake) e la donna col collo lunghissimo (rokurokubi)? Il kasabake ("kasa" = ombrello, "bake", appunto, mostro) è solo uno dei tantissimi esempi di oggetti che, dopo cent'anni, ottenevano un'anima, e le notti buie solo lievemente richiarate dalla luna devono aver contribuito al loro "processo di animazione"... Sembrerebbe essere solo dispettoso, nel suo aggirarsi sghignazzando per le strade notturne, con la lingua fuori e l'unico occhio piantato sul viandante che lo incrocia. La rokurokubi invece è meno benevola: di giorno è una comunissima donna, ma di notte usa il suo lungo collo per infiltrarsi nelle stanze e succhiare l'anima di chi dorme. Per l'esempio sfruttiamo un passaggio di un un episodio di Lamù5 gentilmente segnalatomi da Deeproad, ed è un classico: Atavu Movoboshi (come lo chiama la ragazzina) si addentra in un cimitero, con tutte le conseguenze inevitabili del caso...
- Kitsune. Ha l'aspetto di una volpe, ma è a tutti gli effetti una creatura magica: maestra nel trasformismo, predilige farsi passare per essere umano per poter così agevolmente truffare e prendere in giro gli uomini. Di kitsune negli anime e nei manga ce n'è un'infinità: da Shippo di Inuyasha6, a Youko Kurama, la seconda personalità di Shuichi Minamino in Yu degli Spettri... Ho scelto un'immagine da Naruto7 perchè il suo è indubbiamente un caso di "kitsunetsuki", cioè di possessione da parte di un demone volpe, e non uno qualsiasi: è Kyuubi, il demone volpe a nove code di cui si raccontano moltissime leggende in Giappone. Una curiosità: quando piove col sole, in Giappone si dice che da qualche parte si sta svolgendo un kitsune no yomeiri, un corteo di nozze delle volpi.
- Tanuki. E' una sorta di procione simile a un tasso, esiste veramente e come per la volpe ha dato origine a numerose leggende e aneddoti misteriosi. Ha capacità metamorfiche e può trasformarsi sia in umano che in mostro o oggetto; a lui si riconducono un'infinità di scherzi, rumori (prodotti dal tamburellare sulla propria pancia), disturbi e imbostate: molte apparizioni mostruose riportate dalle leggende sono senza dubbio opera sua. Un gran rompiscatole molesto, insomma, niente a che vedere con la furba (e vendicativa) kitsune... Nell'immagine, sempre da Inuyasha, compare Hachiemon, il servitore del monaco Miroku: un grosso e grasso, tonto e pauroso tanuki. E' stato scelto per poter fare un esempio da anime e manga, come negli altri casi, ma credo possa incuriosire di più il fatto che Mario, star del videogioco Super Mario Bros. 3, possa trasformarsi in tanuki e diventare così una statua di jizo (comportamento tipico del nostro mostro)...
- Tengu (AGGIUNTA DEL 30.04.08; grazie a InitialDwe e Deeproad per le segnalazioni nei commenti, che ho ripreso in parte per creare la voce). Il tengu è una pericolosa, in quanto irascibile, vendicativa e arrogante, creatura che abita montagne e foreste. La sua rappresentazione più diffusa é quella di un volatile antropomorfo con la faccia rossa e un lungo naso. Sono creature dagli enormi poteri e valorosi combattenti, a volte considerate alla stregua di divinità (v. commento #33 di Dwe). Secondo Shigeru Mitsuki (l'autore dell'Enciclopedia illustrata cui ho fatto riferimento) l'origine del mito dei tengu è da ricercarsi nella presenza di  asceti ed eremiti sulle montagne giapponesi: credo però che a pensarla così si perda una parte del fascino di questo mostro... Nell'immagine c'è Kurama, la principessa dei Tengu, che in Lamù sono extraterrestri (vi rimando al commento #39 di Deep - che ha trovato l'esempio - per un breve approfondimento).
- Akuma, Oni... e Magia! Oni e akuma sono alcuni tra i tanti tipi di bakemono, e sono anche sinonimi tra loro. Significano entrambi demone, diavolo, ma naturalmente esistono sfumature di significato ed usi specifici, che per noi che non viviamo in Giappone è difficile comprendere. Proviamo a farci comunque un'idea...
Vi pregherei di far caso al legame che c'è tra i termini Oni, Akuma e Mahou ("magia") aiutandovi coi kanji dell'immagine. Akuma, abbiamo detto, significa "demone", e viene associato soprattutto all'idea occidentale di "creatura degli inferi": è composto da due parti, AKU- scritto col kanji che vuol dire cattivo e -MA con quello che da il concetto di entità demoniaca. Questo secondo kanji compare anche nel termine Mahou insieme ad -HOU, il cui kanji vuol dire regola, metodo: insomma, le regole che permettono il controllo del mondo demoniaco. Brrrrr. Infine, credo abbiate notato come, all'interno del kanji che sta per MA-, tra i tanti disegnini (il termine tecnico è radicali) ci sia anche quello che vuol dire ONI... Non resta che chiarire cosa sia un oni: beh, è il diavolo per i giapponesi, spesso di carnagione scura, grosso e muscoloso e dotato di corna zanne e sguardo truce. Beh, a voi le conclusioni!
Ah, di akuma si parla in D.Gray-man (e infatti chi li caccia ha la qualifica di esorcista), e per chi non lo sapesse, Lamù è senz'ombra di dubbio un oni!

Per concludere, segnalo il testo cui ho fatto riferimento e da cui sono tratte le immagini dei mostri: l'Enciclopedia dei mostri giapponesi, di Shigeru Mizuki, Edizioni Kappa (due volumi, A-K del 2004 e M-Z del 2005). Provate a rivedere La città incantata e La principessa Mononoke (by Miyazaki) dopo aver sfogliato questi due volumi, vi si aprirà un mondo!
Vi consiglio anche un paio di anime, xxxHOLiC e Tactics8: praticamente sono entrambi (seppure in maniera molto diversa) un'enciclopedia a puntate sui mostri giapponesi, che non solo vengono citati, ma le cui apparizioni sono spesso accompagnate da spiegazioni di origini, caratteristiche e modi di affrontarli. Proprio per questa loro peculiarità non sono anime facilissimi da seguire, ma restano una miniera di notizie interessanti.


NOTE

1 Ranma ½, di Rumiko Takahashi. Manga edito in Italia dalla Starcomics; anime di 161 episodi trasmesso da varie reti italiane. La canzone è Yasashii, Ii Ko ni Narenai (= non posso diventare una ragazza buona e brava), cantata da Noriko Hidaka (doppiatrice giapponese di Akane) e contenuta nel CD Ranma 1/2: 1991 Song Calendar.
2 Neon Genesis Evangelion, ideato dallo Studio Gainax. Manga di Yoshiyuki Sadamoto edito in Italia dalla Planet Manga (serie in corso); anime di 26 episodi trasmesso in Italia da Mtv.
3 Zero no soukoushi, di Kaori Yuki. Manga edito in Italia
dalla Planet Manga col titolo Zero - Il maestro dei profumi.
4 Saiyuki, di Kazuya Minekura. Manga edito in Italia dalla Dynit (I serie completa; II serie - Saiyuki Reload - in corso); anime di 50 episodi trasmesso da Mtv col titolo Saiyuki e la leggenda del demone dell'illusione (mancano III e IV serie).
5 Lamù, di Rumiko Takahashi. Manga edito in Italia dalla Starcomics; anime di 195 episodi trasmesso da varie reti italiane.
6 Inuyasha, di Rumiko Takahashi. Manga edito in Italia dalla Starcomics (serie in corso); anime di 167 episodi trasmesso da Mtv.
7 Naruto, di Masashi Kishimoto. Manga edito in Italia da Planet Manga (serie in corso); anime di 220 episodi in corso su Italia 1 (I serie); la II serie (Naruto Shippuuden) è tuttora in prosecuzione in Giappone e verrà trasmessa in Italia sempre da Italia 1.
8 Tactics, di Sakura Kinoshita. Manga inedito in Italia (serie in corso); anime di 25 episodi (I serie) recuperabile sottotitolato in italiano.
Per gli altri titoli citati ma non segnalati in questa nota, si fa riferimento alle voci precedenti del dizionario.

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Argomenti correlati: Dizionario: 1-10, Dizionario: A

Postato da: Mizar81
sabato, 29 dicembre 2007
Ore 13:01
Particolarità di questo dizionario
Ormai trovare i significati delle parole giapponesi è veramente facile. Anche l'uso che si fa di certi tecnicismi è spiegato ovunque (pensiamo solo al vasto spazio nella Wikipedia riservato ad anime e manga).
La sfida di questo dizionario non è nelle spiegazioni, ma nel modo in cui queste vengono effettuate... insomma, negli esempi, tratti da anime o manga conosciuti (potreste scoprire particolarità che non avevate notato), o poco noti (tra i quali ci potrebbero essere titoli di vostro gradimento, perchè no). Nei commenti quindi sarebbe bello poter leggere non solo i vostri pareri sul lavoro, ma anche i vostri consigli, le vostre esperienze, richieste di termini che non conoscete o magari errata corrige. Ah, anche vostri contributi, perchè no!

Alcune note sulla pronuncia
La "U" praticamente non si legge ("suki" si leggerà più o meno "ski")
Il dittongo "OU" si pronuncia come una "O" lunga e traslitterato si può trovare anche come "ō".

Specificato questo, cominciamo col dizionario vero e proprio.


AA, intesa come prima lettera dell'alfabero giapponese, che col nostro ha solo questa somiglianza. Intanto, oltre ai kanji (cioè i famosi ideogrammi), vengono usati 2 alfabeti sillabici, l'Hiragana (l'alfabeto "normale") e il Katakana. Ho pensato di linkare (tabella 1; tabella 2; tabella 3) l'immagine del katakana, l'alfabeto usato per trascrivere i nomi stranieri e per attirare l'attenzione del lettore su un dato termine (una sorta di grassetto o corsivo). Con alcuni accorgimenti (se volete li spiego nei commenti) vi permetterà di scrivere il vostro nome in giapponese.
A parte questo, l'alfabeto può tornare utile nei manga e negli anime ad ambientazione scolastica, dove capita che facciano l'appello giusto per scoprire che il protagonista della serie è puntualmente assente.
Esempio
In una delle puntate di Yu Yu1 accade proprio quanto detto sopra: Yusuke fa di cognome Urameshi... beh, il suo nome, cominciando con la terza lettera dell'alfabeto (e non la ventesima), è tra i primi ad essere fatto.

AHO/AHOU = stupido (v. Baka)

AIAI = Amore
Termine indispensabile in anime e manga. Per gli adolescenti (e non) che amano dire "ti amo" in tutte le lingue del mondo, ecco come lo direbbero i giapponesi: 愛している ("aishiteiru").
Come per noi italiani, non esiste in giapponese un solo modo per esprimere un sentimento d'amore. Molto diffuso in anime e manga è "suki", che letteralmente vuol dire "mi piace/i". Si può usare un po' per qualsiasi cosa (cibi compresi) ma avendo un significato molto meno "potente" di "ai" si adatta bene alle atmosfere dolci e innocenti degli shojo (i manga per ragazze): è una sorta di "ti voglio bene", insomma, e sentire "suki" al posto di "ai" da la sensazione di un sentimento delicato e affettuoso.
MODIFICA del 19.01.2008: ho fatto recentemente caso a un altro modo per dire "amore", cioè "koi": dall'uso che ne fanno (sulla base dei miei esempi) sembra non avere particolari sfumature d'uso o intensità di sorta. E' come se descrivesse "un dato di fatto" puro e semplice. Non l'ho sentito molto, ma ultimamente ci faccio caso. Qualora qualcuno riesca a dirne di più, inserirò i suoi commenti nel post! (filmatino di esempio al commento #49)
Esempio
Ecco alcune scene dall'anime Loveless2. Il protagonista, Ritsuka, per una serie di vicende parecchio spiacevoli, si interroga spesso su cosa sia l'Amore, ancor di più dopo aver conosciuto Soubi, che del termine "suki" fa un uso "esagerato" e a volte contraddittorio.

AKUMA = diavolo, demone (v. Bakemono)

ANATA = Tu
Siamo in piena grammatica giapponese, eppure il rischio s'ha da correre per poter spiegare alcuni usi particolari a) di questo pronome, b) della resa in giapponese della seconda persona singolare.
a) Per quanto grammaticalmente corretto, dire "tu/anata sei, fai, etc" non va sempre bene, anzi. Per parlare con la persona che abbiamo davanti useremo "anata" solo se vogliamo dimostrare un grado di confidenza veramente alto... tanto alto che negli anime è così che sentiamo le mogli rivolgersi al marito: in quel caso può essere tranquillamente tradotto come "caro".
b) E allora come fanno a rivolgersi all'interlocutore? La forma più comune (ed educata) è il parlare in terza persona, usando come soggetto il cognome (o il nome) dell'interpellato o la professione. Esistono poi dei pronomi alternativi, il cui uso denota, di caso in caso, maggior confidenza ("kimi") o addirittura maleducazione ("omae", "anta"). "Kisama" e "temee" sono poi veri e propri insulti: è come se dicessimo "tuuuu!!! Brutto *censura*!!!".
Esempio
Per la questione dell' "anata=caro" non credo servano particolari spiegazioni, così come per gli altri pronomi citati: fateci semplicemente caso ;) . Piuttosto ecco pochi secondi dalla puntata 10 di D.Gray-man4, in cui è facile capire l'uso della terza persona usata come un "tu" (grazie al nome "comprensibile" dell'interpellata, Miranda(-san), con cui Allen sta parlando direttamente; Allen comunque parla sempre come un libro di grammatica...).

兄貴ANIKI = Fratello maggiore.
E' un termine caro alla Yakuza, la mafia giapponese: i subalterni si rivolgono così ai loro superiori e mentori, purchè questi non siano il capo (quello lo chiamano "capo", logicamente).
L'uso di un termine del genere in un manga o in un anime, inoltre, richiama la struttura mafiosa anche in contesti che di mafioso non hanno nulla, garantendo una certa ironia sia sul personaggio che usa il termine sia su colui al quale si rivolge.
Esempio

Esempio fresco di edicola il numero 8 di Host Club3, in cui il primogenito di un capo della Yakuza si rivolge con questo termine a uno dei protagonisti, per esprimergli la sua devozione (non che Mori ne sia entusiasta) (ricordo che i fumetti dei manga si leggono dall'alto in basso e da destra a sinistra). Ecco la stessa scena ripresa nella puntata 22 dell'anime (per la cronaca, il tipo non si chiama veramente Bossanova...).

ANIME = cartone animato giapponese
Vale sia per serie tv che lungometraggi o OAV; deriva dalla parola inglese "animation" (e infatti è scritto in katakana).
Il vero pioniere dell'animazione giapponese è Osamu Tezuka, il "dio del manga", che curò personalmente la trasposizione su piccolo schermo dei suoi manga, fin dalla fine degli anni '50: l'anime di Astroboy (Tetsuwan Atomu, "l'atomo potente", come si può sentire nella prima sigla), del 1963, è uno dei primissimi trasmessi dalla tv giapponese, se non il primo.
Sui dettagli storici è meglio non soffermarsi, forse in futuro potranno essere oggetto di un post a parte...

ARIGATOU = Grazie
Vi piacerebbe che fosse così semplice! E invece, siccome i giapponesi hanno un fortissimo senso delle gerarchie sociali e ci tengono a rivolgersi nel modo corretto a chiunque si trovino davanti, hanno solo quella tonnellata di modi per dire Grazie... Eccone alcuni.
ARIGATOU GOZAIMASU (o gozaimashita): l'ideale per ogni occasione, sicuramente educato, diventa formalissimo, quasi retrò se usato nella forma tra parentesi.
ARIGATOU: meno formale, da usare se si ha a che fare con persone che si conoscono.
DOUMO: viene usato principalmente dai maschi o dalle ragazze che hanno un modo di fare un po' grezzo, e già questo rende l'idea del tipo di utilizzo. Può risultare pure scortese, se rivolto a qualcuno verso cui dovremmo comportarci con maggior rispetto.
Esempio
Nell'anime xxxHOLiC5, Doumeki è un ragazzo di poche parole con un modo di fare naturalmente sfacciato, che tratta tutti con totale spontaneità, senza preoccuparsi di essere formale: ringrazia poco, e quando lo fa usa "doumo". Himawari invece è una ragazza molto gentile ed educata (a tratti fastidiosa, n.d.Miz); dice "hontouni arigatou", traducibile con "grazie veramente"; in ogni caso è raro che usi "arigatou" da solo.



NOTE
1Manga: Yu Yu Hakusho, di Yoshihiro Togashi, edito in Italia dalla Star Comics come Yu degli Spettri. Anime: Yu Yu, 112 puntate, trasmesso in Italia da Mtv e La7.
2Manga: Loveless, di Yun Kouga, inedito in Italia; Anime omonimo di 12 puntate (I serie), recuperabile sottotitolato in italiano. Loveless è uno "shonen ai", cioè tratta di "amore tra ragazzi" visto in un ottica tutta femminile (arrivati alla "S" avrò modo di spiegare cosa si intende).
3Manga: Host Club, di Bisco Hatori, edito in Italia dalla Planet Manga. Anime: Ouran Koukou Host Club (et similia), 26 episodi, recuperabile sottotitolato in italiano.
4Manga: D.Gray-man, di Katsura Hoshino, edito in Italia dalla Planet Manga. Anime omonimo tuttora in prosecuzione e recuperabile sottotitolato in italiano.
5Manga: xxxHOLiC, delle Clamp, edito in Italia dalla Star Comics. Anime omonimo tuttora in prosecuzione, al momento è possibile recuperare la prima serie (24 episodi) sottotitolata in italiano.

Copyright di immagini e video degli aventi diritto; un ringraziamento va anche ai vari gruppi di fansubbers che diffondono in Italia le novità giapponesi.

Argomenti correlati: Dizionario: 1-10, Dizionario B

Postato da: Mizar81
sabato, 31 marzo 2007
Ore 14:13
Categoria: Dizionario.
Titolo per esteso: Dizionario alfabetico dei termini giapponesi di maggior impiego nel mondo dell'animazione e dei fumetti.
Bene, cominciamo dai numeri! Non è certo una scelta stravagante: il numero è portatore di vari significati, dalla storia della nascita dei segni, al concetto stesso che quel numero esprime (pensiamo al significato che le filosofie e le religioni hanno dato ai numeri, o anche l'uso quotidiano che ne facciamo - coi voti, per esempio).

Domanda: qualcuno si è chiesto perché il titolo è "1-10" e non "0-9"?
Beh, chi l'ha fatto non si è posto un quesito tanto stupido: com'è noto il mondo occidentale ha ereditato i segni grafici dagli Arabi durante il Medioevo, e coi segni anche l'utilizzo dello zero all'interno di un sistema di numerazione posizionale decimale (rimando alla voce "zero" della Wikipedia). Beh, e prima cosa c'era? I numeri romani: I, II, III [...] X, poi XI, XII e così via. Niente zero, e dieci indicato con un unico segno: queste due caratteristiche si ritrovano nel sistema giapponese1: i segni principali sono quelli che contraddistinguono i numeri da 1 a 10 e sono di importazione cinese2, poi si somma: 10+1, 10+2 e così via.
La crescente occidentalizzazione del Giappone ha fatto sì che venisse importato il più funzionale sistema posizionale e con lui la grafia araba dei numeri, ma - come accade da noi - i numeri arabi non hanno completamente soppiantato quelli giapponesi e noi cultori di manga e anime ne sappiamo qualcosa... ed ecco spiegata la presenza di questa voce nel nostro dizionario!

Note tecniche: il giapponese ha due letture dei kanji, On e Kun; ho riportato sotto le immagini la lettura On, quella usata per contare e nelle parole composte3, anche se in due casi particolari non viene usata.


1 UNO e DUE - Simbolo facile per il primo numero. Nel manga e anime Bleach è nel nome del protagonista, Ichigo (accento sulla prima I), che significa "primo (Ichi) guardiano (Go)", in quanto primogenito maschio. "Go" vuol dire anche 5 (scritto però col kanji che vedremo sotto), e spesso Tite Kubo associa il numero 15 a Ichigo. Inoltre "ichigo" scritto con altri ideogrammi ma pronunciato alla stessa maniera vuol dire fragola... beh, un dio della morte con una spadona alta quanto lui che si chiama Fragola...
Del numero 2 faccio notare la struttura del kanji che, come per i numeri romani, tratta il 2 come un 1+1.

4 TRE e QUATTRO - Come sopra per l'ideogramma del 3, una sorta di 1+1+1.
Per chi ha visto o letto Naruto, "Sandaime" è il nome con cui ci si riferisce al terzo (appunto) Hokage, il vecchietto barbuto maestro praticamente di tutti i ninja di Konoha, cui curiosamente succede il quinto Hokage, "Godaime" (la prorompente Tsunade)... Che è successo al quarto Hokage? Per chi non lo sa, è morto per sigillare un demone dentro Naruto. E perché il quarto doveva essere tanto sfigato?
La lettura On di 4 è "shi", come da immagine, ma viene usata pochissimo, preferendole la lettura Kun "Yon/Yo" per un motivo molto semplice: "shi", scritto col kanji corrispondente, vuol dire "morte"... insomma, il 4 porta sfiga! Nelle competizioni lo si evita accuratamente e non esiste negli hotel la stanza 444. Ecco spiegato il mistero del quarto Hokage scomparso tragicamente e, per tornare a Bleach, il perché la quarta compagnia tra le 13 in cui sono divisi gli dei della morte è quella più maltrattata dalle altre, quella che ha compiti come pulire le fogne e gestire le strutture mediche.

56 CINQUE e SEI - Ecco finalmente il 5, "Go", appunto, come nel gioco di parole del nome Ichigo e in "Godaime".
Segnalo per curiosità il titolo originale dell'anime proposto da Mtv anni fa, Blue Submarine No. 6: "Ao no rokugo", in cui "ao" vuol dire blu, "no" è una preposizione posposta ad "ao" e "roku" è il numero 6... ignoro che significato prenda il "go", immagino sia un classificatore4 e comunque non sta certo per "cinque"...!

78 SETTE e OTTO - Come per il 4 anche la lettura On del 7 è sconsigliata e gli viene preferita la lettura Kun "nana". Mmmm... Nana... beh, come non citare il manga (ora anime e film) di Ai Yazawa! Il nome delle due protagoniste vuol dire esattamente "sette", tanto che Nana Komatsu - Hachi è ossessionata da questo numero.
Per non allontanarci da questo manga, sottolineiamo anche il gioco di parole Nana-Hachi 7-8, conseguenza della scelta di Nana Osaki di soprannominare l'amica col tipico nome che si da ai cani (come "Fido" da noi, insomma). Tra l'altro il numero 8 porta bene.

910 NOVE e DIECI - Neanche il numero 9 piace molto ai giapponesi, condivide infatti la stessa pronuncia della parola che significa sofferenza (ma dico, 3 numeri sfigati nei primi 10!).
I numeri successivi al 10 si formano, come già accennato, come 10+1, 10+2 etc.: "juuichi", "juuni" etc.; curiosamente il 14 e il 17 non presentano problemi nella lettura On: "juushi", "juushichi". Per i numeri 20, 30 etc. funziona al contrario: "nijuu", "sanjuu" etc.


Trovare riferimenti nei manga e negli anime ai numeri non dovrebbe essere difficilissimo, così a braccio ho proposto una rapida carrellata suscettibile di modifiche e ampliamenti, anche proposti da chi legge, e non escludo la possibilità di essere io stessa ad aggiungere qualcosa nel caso in cui mi imbatta in altri riferimenti interessanti.

Prossimamente: I termini che iniziano per A-C (o di più, o di meno... in base a quanto lungo mi viene il post)



1Al momento non ci interessa che i romani avessero, per i primi 10 numeri, 3 segni principali che combinavano (I, V, X), e non 10, come con gli ideogrammi; tra l'altro sarebbe interessante cercare degli studi sulla mancanza del concetto numerico di "zero" e il non utilizzo di un sistema posizionale decimale in una regione come la Cina - patria dei numeri giapponesi - a stretto contatto con l'India, dove questi due concetti sono nati.
2I numeri cinesi (la maggior parte dei kanji, cioè gli ideogrammi che indicano una sola parola, vengono dalla Cina) sono i più usati e permettono di contare oltre il 10; esiste una numerazione giapponese, con diverse pronunce e ideogrammi, ma si limita ai numeri 1-10 ed è usata per contare cose indefinite.
3Tra l'altro la lettura On è quella più legata alla lettura cinese, mentre la lettura Kun è la versione "giapponesizzata"; nel caso dei numeri che, come abbiamo detto, sono di origine cinese, la lettura On è una scelta obbligata!
4Per contare i giapponesi usano insieme al numero un suffisso, detto "classificatore", per indicare l'oggetto che viene contato (animali, piani di un palazzo, libri, anni d'età etc.), per esempio "nisai" = 2 anni inteso come età.

Argomenti correlati: Dizionario A, Dizionario B

Postato da: Mizar81