lunedì, 21 aprile 2008
Ore 12:11
Inizialmente avevo pensato di trattare la A e la B nello stesso post. Poi, vista la lunghezza finale della A, ho deciso che avrei messo B e C insieme. Alla fine ho dovuto pure dividere in due la B...  al momento, studiando i miei appunti per le prossime voci, sono piuttosto convinta che potrò mettere la seconda parte della B e la C insieme. Ma forse è meglio non cantare vittoria troppo presto...

Nel caso ve lo foste dimenticati, il dittongo "OU" si pronuncia come una "O" lunga e traslitterato si può trovare anche come "ō" (ma è più facile scrivere "ou", quindi ho usato questo modo).


BAKA = stupido
I giapponesi non hanno molte parolacce, e tra queste gli insulti sono solo una parte. Il più diffuso è indubbiamente "baka", di cui esistono anche le varianti un po' più forti di Bakamono e Bakayarou (i primi due caratteri dei tre termini significano sempre "baka", ma si è scelto di scriverli per "baka" in Hiragana, per "bakamono" in Kanji e per "bakayarou" in Katakana: i tre modi sono assolutamente "intercambiabili", ma l'uso di un modo rispetto ad un altro può essere una scelta del mangaka al fine di trasmettere un diverso contenuto - per Hiragana e Katakana si rimanda alla voce A del dizionario).
AGGIUNTA DEL 24.04.08: non so perchè non l'ho messo prima, ma credo sia utile avere un vocabolario di insulti un minimo ampliato... scherzo, ovviamente, volevo solo aggiungere un paragone tra "baka" e Ahou (o Aho, scritto in katakana - quindi come se fosse in grassetto - e con la O breve). I due termini sono sinonimi, ma c'è una sfumatura importante da sottolineare: in base alla zona del Giappone, "baka" può risultare più offensivo di "aho" o viceversa. Nella regione di Tokyo "aho" risulta più pesante ed è quindi usato, in anime e manga, soprattutto da delinquenti e simili, mentre nella regione di Osaka è il contrario: ricordiamo che il giapponese che sentiamo e leggiamo in film, anime, manga è quello di Tokyo, e che quindi sarà sempre o quasi usato "baka" per questioni più "leggere" (come negli esempi) e "aho" per insultare con vero gusto. Eventualmente nei commenti vi posto un esempio, così potrete pronunciarlo correttamente in caso di necessità!
Esempi
1. Molti sono i casi in cui, negli anime, la giovane protagonista si rivolge allo sventurato di turno con questo epiteto. Spesso è un semplice "nome-del-tipo no BAKA!!!", ma non è raro che arrivino a sotterrarlo letteralmente di "baka". Tra tutte, comunque, nessuna ha la classe di Akane Tendou1...
2. Nella traduzione italiana di Neon Genesis Evangelion2 la suscettibile e - diciamolo - isterica Asuka Soryou Langley chiama Shinji (l'amorfissimo protagonista) "Stupishinji": non è un brutto modo per rendere nella nostra lingua il "bakashinji" originale.
3. Capita spesso che, come nell'esempio 2, il nome venga storpiato per inserire questo simpatico aggettivo, ma il livello di fusione dei due termini è raramente tanto alto come in Zero no soukoushi3, dove il protagonista Kanade viene chiamato dalla cugina "Cretinade" in italiano - non male come resa - ma che in giapponese deve essere stato sicuramente "baKanade".
NB. Attenzione a non confondere BakAmono con BakEmono: quello che avrebbe potuto essere solo un insulto colorito diventerebbe un'offesa seria...

BAKEMONO = mostro
...E infatti, ecco il termine appena citato: può essere tradotto con "mostro", "fantasma": una creatura che fa paura, che non ha fattezze umane... o un umano che ha perso completamente la sua umanità. Un Vampiro è un bakemono, così come un killer spietato, ma sicuramente i bakemono più noti sono i mostri classici, quelli della mitologia giapponese: in questo contesto un sinonimo di bakemono è youkai.
Animali, piante o oggetti troppo grandi o che raggiungono età impensabili (detti mononoke), ombre misteriose che intravvediamo nella foresta o fenomeni inspiegabili (come i fuochi fatui) hanno generato in Giappone come da noi delle tipologie specifiche di creature entrate senza difficoltà nell'immaginario collettivo.
Esempi
Si è voluto accennare ad alcuni tra i più noti mostri tra quelli usati in anime e manga; chiaramente eventuali aggiunte e proposte sono come sempre gradite, inoltre nei commenti non mancheranno approfondimenti e curiosità che non verranno aggiunte in questa voce per non appesantirla.
- Kappa. Ne esistono tantissime specie e gli avvistamenti non si contano: è la caratteristica bestia fluviale via di mezzo tra una rana e una tartaruga, alta circa un metro, dispettosa e vagamente idiota, coi "capelli" tagliati a mò di chierica e identificabile da una puzza penetrante di marcio. Da dispettoso può spesso trasformarsi in pericoloso, quando afferra e trascina in acqua bambini e bestiame. In Saiyuki4 Goku chiama sempre Gojyo "pervertito di un kappa": non che Gojyo assomigli a un kappa, anzi! Semplicemente si fa riferimento allo spunto per questo manga/anime, e cioè al libro Viaggio in Occidente, nel quale si narrano le vicende di un bonzo, una scimmia nata da una roccia, un maiale e un kappa, appunto... Lunga storia, quella di questo importantissimo romanzo...
- Kasabake e Rokurokubi. E' l'animazione che mi spinge, volente o nolente, ad accogliere nella stessa voce questi due mostri: chi infatti non ricorda tra i gruppi spettrali dei cartoni animati quel buffo ombrello con una gamba (kasabake) e la donna col collo lunghissimo (rokurokubi)? Il kasabake ("kasa" = ombrello, "bake", appunto, mostro) è solo uno dei tantissimi esempi di oggetti che, dopo cent'anni, ottenevano un'anima, e le notti buie solo lievemente richiarate dalla luna devono aver contribuito al loro "processo di animazione"... Sembrerebbe essere solo dispettoso, nel suo aggirarsi sghignazzando per le strade notturne, con la lingua fuori e l'unico occhio piantato sul viandante che lo incrocia. La rokurokubi invece è meno benevola: di giorno è una comunissima donna, ma di notte usa il suo lungo collo per infiltrarsi nelle stanze e succhiare l'anima di chi dorme. Per l'esempio sfruttiamo un passaggio di un un episodio di Lamù5 gentilmente segnalatomi da Deeproad, ed è un classico: Atavu Movoboshi (come lo chiama la ragazzina) si addentra in un cimitero, con tutte le conseguenze inevitabili del caso...
- Kitsune. Ha l'aspetto di una volpe, ma è a tutti gli effetti una creatura magica: maestra nel trasformismo, predilige farsi passare per essere umano per poter così agevolmente truffare e prendere in giro gli uomini. Di kitsune negli anime e nei manga ce n'è un'infinità: da Shippo di Inuyasha6, a Youko Kurama, la seconda personalità di Shuichi Minamino in Yu degli Spettri... Ho scelto un'immagine da Naruto7 perchè il suo è indubbiamente un caso di "kitsunetsuki", cioè di possessione da parte di un demone volpe, e non uno qualsiasi: è Kyuubi, il demone volpe a nove code di cui si raccontano moltissime leggende in Giappone. Una curiosità: quando piove col sole, in Giappone si dice che da qualche parte si sta svolgendo un kitsune no yomeiri, un corteo di nozze delle volpi.
- Tanuki. E' una sorta di procione simile a un tasso, esiste veramente e come per la volpe ha dato origine a numerose leggende e aneddoti misteriosi. Ha capacità metamorfiche e può trasformarsi sia in umano che in mostro o oggetto; a lui si riconducono un'infinità di scherzi, rumori (prodotti dal tamburellare sulla propria pancia), disturbi e imbostate: molte apparizioni mostruose riportate dalle leggende sono senza dubbio opera sua. Un gran rompiscatole molesto, insomma, niente a che vedere con la furba (e vendicativa) kitsune... Nell'immagine, sempre da Inuyasha, compare Hachiemon, il servitore del monaco Miroku: un grosso e grasso, tonto e pauroso tanuki. E' stato scelto per poter fare un esempio da anime e manga, come negli altri casi, ma credo possa incuriosire di più il fatto che Mario, star del videogioco Super Mario Bros. 3, possa trasformarsi in tanuki e diventare così una statua di jizo (comportamento tipico del nostro mostro)...
- Tengu (AGGIUNTA DEL 30.04.08; grazie a InitialDwe e Deeproad per le segnalazioni nei commenti, che ho ripreso in parte per creare la voce). Il tengu è una pericolosa, in quanto irascibile, vendicativa e arrogante, creatura che abita montagne e foreste. La sua rappresentazione più diffusa é quella di un volatile antropomorfo con la faccia rossa e un lungo naso. Sono creature dagli enormi poteri e valorosi combattenti, a volte considerate alla stregua di divinità (v. commento #33 di Dwe). Secondo Shigeru Mitsuki (l'autore dell'Enciclopedia illustrata cui ho fatto riferimento) l'origine del mito dei tengu è da ricercarsi nella presenza di  asceti ed eremiti sulle montagne giapponesi: credo però che a pensarla così si perda una parte del fascino di questo mostro... Nell'immagine c'è Kurama, la principessa dei Tengu, che in Lamù sono extraterrestri (vi rimando al commento #39 di Deep - che ha trovato l'esempio - per un breve approfondimento).
- Akuma, Oni... e Magia! Oni e akuma sono alcuni tra i tanti tipi di bakemono, e sono anche sinonimi tra loro. Significano entrambi demone, diavolo, ma naturalmente esistono sfumature di significato ed usi specifici, che per noi che non viviamo in Giappone è difficile comprendere. Proviamo a farci comunque un'idea...
Vi pregherei di far caso al legame che c'è tra i termini Oni, Akuma e Mahou ("magia") aiutandovi coi kanji dell'immagine. Akuma, abbiamo detto, significa "demone", e viene associato soprattutto all'idea occidentale di "creatura degli inferi": è composto da due parti, AKU- scritto col kanji che vuol dire cattivo e -MA con quello che da il concetto di entità demoniaca. Questo secondo kanji compare anche nel termine Mahou insieme ad -HOU, il cui kanji vuol dire regola, metodo: insomma, le regole che permettono il controllo del mondo demoniaco. Brrrrr. Infine, credo abbiate notato come, all'interno del kanji che sta per MA-, tra i tanti disegnini (il termine tecnico è radicali) ci sia anche quello che vuol dire ONI... Non resta che chiarire cosa sia un oni: beh, è il diavolo per i giapponesi, spesso di carnagione scura, grosso e muscoloso e dotato di corna zanne e sguardo truce. Beh, a voi le conclusioni!
Ah, di akuma si parla in D.Gray-man (e infatti chi li caccia ha la qualifica di esorcista), e per chi non lo sapesse, Lamù è senz'ombra di dubbio un oni!

Per concludere, segnalo il testo cui ho fatto riferimento e da cui sono tratte le immagini dei mostri: l'Enciclopedia dei mostri giapponesi, di Shigeru Mizuki, Edizioni Kappa (due volumi, A-K del 2004 e M-Z del 2005). Provate a rivedere La città incantata e La principessa Mononoke (by Miyazaki) dopo aver sfogliato questi due volumi, vi si aprirà un mondo!
Vi consiglio anche un paio di anime, xxxHOLiC e Tactics8: praticamente sono entrambi (seppure in maniera molto diversa) un'enciclopedia a puntate sui mostri giapponesi, che non solo vengono citati, ma le cui apparizioni sono spesso accompagnate da spiegazioni di origini, caratteristiche e modi di affrontarli. Proprio per questa loro peculiarità non sono anime facilissimi da seguire, ma restano una miniera di notizie interessanti.


NOTE

1 Ranma ½, di Rumiko Takahashi. Manga edito in Italia dalla Starcomics; anime di 161 episodi trasmesso da varie reti italiane. La canzone è Yasashii, Ii Ko ni Narenai (= non posso diventare una ragazza buona e brava), cantata da Noriko Hidaka (doppiatrice giapponese di Akane) e contenuta nel CD Ranma 1/2: 1991 Song Calendar.
2 Neon Genesis Evangelion, ideato dallo Studio Gainax. Manga di Yoshiyuki Sadamoto edito in Italia dalla Planet Manga (serie in corso); anime di 26 episodi trasmesso in Italia da Mtv.
3 Zero no soukoushi, di Kaori Yuki. Manga edito in Italia
dalla Planet Manga col titolo Zero - Il maestro dei profumi.
4 Saiyuki, di Kazuya Minekura. Manga edito in Italia dalla Dynit (I serie completa; II serie - Saiyuki Reload - in corso); anime di 50 episodi trasmesso da Mtv col titolo Saiyuki e la leggenda del demone dell'illusione (mancano III e IV serie).
5 Lamù, di Rumiko Takahashi. Manga edito in Italia dalla Starcomics; anime di 195 episodi trasmesso da varie reti italiane.
6 Inuyasha, di Rumiko Takahashi. Manga edito in Italia dalla Starcomics (serie in corso); anime di 167 episodi trasmesso da Mtv.
7 Naruto, di Masashi Kishimoto. Manga edito in Italia da Planet Manga (serie in corso); anime di 220 episodi in corso su Italia 1 (I serie); la II serie (Naruto Shippuuden) è tuttora in prosecuzione in Giappone e verrà trasmessa in Italia sempre da Italia 1.
8 Tactics, di Sakura Kinoshita. Manga inedito in Italia (serie in corso); anime di 25 episodi (I serie) recuperabile sottotitolato in italiano.
Per gli altri titoli citati ma non segnalati in questa nota, si fa riferimento alle voci precedenti del dizionario.

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Argomenti correlati: Dizionario: 1-10, Dizionario: A

Postato da: Mizar81
sabato, 29 dicembre 2007
Ore 13:01
Particolarità di questo dizionario
Ormai trovare i significati delle parole giapponesi è veramente facile. Anche l'uso che si fa di certi tecnicismi è spiegato ovunque (pensiamo solo al vasto spazio nella Wikipedia riservato ad anime e manga).
La sfida di questo dizionario non è nelle spiegazioni, ma nel modo in cui queste vengono effettuate... insomma, negli esempi, tratti da anime o manga conosciuti (potreste scoprire particolarità che non avevate notato), o poco noti (tra i quali ci potrebbero essere titoli di vostro gradimento, perchè no). Nei commenti quindi sarebbe bello poter leggere non solo i vostri pareri sul lavoro, ma anche i vostri consigli, le vostre esperienze, richieste di termini che non conoscete o magari errata corrige. Ah, anche vostri contributi, perchè no!

Alcune note sulla pronuncia
La "U" praticamente non si legge ("suki" si leggerà più o meno "ski")
Il dittongo "OU" si pronuncia come una "O" lunga e traslitterato si può trovare anche come "ō".

Specificato questo, cominciamo col dizionario vero e proprio.


AA, intesa come prima lettera dell'alfabero giapponese, che col nostro ha solo questa somiglianza. Intanto, oltre ai kanji (cioè i famosi ideogrammi), vengono usati 2 alfabeti sillabici, l'Hiragana (l'alfabeto "normale") e il Katakana. Ho pensato di linkare (tabella 1; tabella 2; tabella 3) l'immagine del katakana, l'alfabeto usato per trascrivere i nomi stranieri e per attirare l'attenzione del lettore su un dato termine (una sorta di grassetto o corsivo). Con alcuni accorgimenti (se volete li spiego nei commenti) vi permetterà di scrivere il vostro nome in giapponese.
A parte questo, l'alfabeto può tornare utile nei manga e negli anime ad ambientazione scolastica, dove capita che facciano l'appello giusto per scoprire che il protagonista della serie è puntualmente assente.
Esempio
In una delle puntate di Yu Yu1 accade proprio quanto detto sopra: Yusuke fa di cognome Urameshi... beh, il suo nome, cominciando con la terza lettera dell'alfabeto (e non la ventesima), è tra i primi ad essere fatto.

AHO/AHOU = stupido (v. Baka)

AIAI = Amore
Termine indispensabile in anime e manga. Per gli adolescenti (e non) che amano dire "ti amo" in tutte le lingue del mondo, ecco come lo direbbero i giapponesi: 愛している ("aishiteiru").
Come per noi italiani, non esiste in giapponese un solo modo per esprimere un sentimento d'amore. Molto diffuso in anime e manga è "suki", che letteralmente vuol dire "mi piace/i". Si può usare un po' per qualsiasi cosa (cibi compresi) ma avendo un significato molto meno "potente" di "ai" si adatta bene alle atmosfere dolci e innocenti degli shojo (i manga per ragazze): è una sorta di "ti voglio bene", insomma, e sentire "suki" al posto di "ai" da la sensazione di un sentimento delicato e affettuoso.
MODIFICA del 19.01.2008: ho fatto recentemente caso a un altro modo per dire "amore", cioè "koi": dall'uso che ne fanno (sulla base dei miei esempi) sembra non avere particolari sfumature d'uso o intensità di sorta. E' come se descrivesse "un dato di fatto" puro e semplice. Non l'ho sentito molto, ma ultimamente ci faccio caso. Qualora qualcuno riesca a dirne di più, inserirò i suoi commenti nel post! (filmatino di esempio al commento #49)
Esempio
Ecco alcune scene dall'anime Loveless2. Il protagonista, Ritsuka, per una serie di vicende parecchio spiacevoli, si interroga spesso su cosa sia l'Amore, ancor di più dopo aver conosciuto Soubi, che del termine "suki" fa un uso "esagerato" e a volte contraddittorio.

AKUMA = diavolo, demone (v. Bakemono)

ANATA = Tu
Siamo in piena grammatica giapponese, eppure il rischio s'ha da correre per poter spiegare alcuni usi particolari a) di questo pronome, b) della resa in giapponese della seconda persona singolare.
a) Per quanto grammaticalmente corretto, dire "tu/anata sei, fai, etc" non va sempre bene, anzi. Per parlare con la persona che abbiamo davanti useremo "anata" solo se vogliamo dimostrare un grado di confidenza veramente alto... tanto alto che negli anime è così che sentiamo le mogli rivolgersi al marito: in quel caso può essere tranquillamente tradotto come "caro".
b) E allora come fanno a rivolgersi all'interlocutore? La forma più comune (ed educata) è il parlare in terza persona, usando come soggetto il cognome (o il nome) dell'interpellato o la professione. Esistono poi dei pronomi alternativi, il cui uso denota, di caso in caso, maggior confidenza ("kimi") o addirittura maleducazione ("omae", "anta"). "Kisama" e "temee" sono poi veri e propri insulti: è come se dicessimo "tuuuu!!! Brutto *censura*!!!".
Esempio
Per la questione dell' "anata=caro" non credo servano particolari spiegazioni, così come per gli altri pronomi citati: fateci semplicemente caso ;) . Piuttosto ecco pochi secondi dalla puntata 10 di D.Gray-man4, in cui è facile capire l'uso della terza persona usata come un "tu" (grazie al nome "comprensibile" dell'interpellata, Miranda(-san), con cui Allen sta parlando direttamente; Allen comunque parla sempre come un libro di grammatica...).

兄貴ANIKI = Fratello maggiore.
E' un termine caro alla Yakuza, la mafia giapponese: i subalterni si rivolgono così ai loro superiori e mentori, purchè questi non siano il capo (quello lo chiamano "capo", logicamente).
L'uso di un termine del genere in un manga o in un anime, inoltre, richiama la struttura mafiosa anche in contesti che di mafioso non hanno nulla, garantendo una certa ironia sia sul personaggio che usa il termine sia su colui al quale si rivolge.
Esempio

Esempio fresco di edicola il numero 8 di Host Club3, in cui il primogenito di un capo della Yakuza si rivolge con questo termine a uno dei protagonisti, per esprimergli la sua devozione (non che Mori ne sia entusiasta) (ricordo che i fumetti dei manga si leggono dall'alto in basso e da destra a sinistra). Ecco la stessa scena ripresa nella puntata 22 dell'anime (per la cronaca, il tipo non si chiama veramente Bossanova...).

ANIME = cartone animato giapponese
Vale sia per serie tv che lungometraggi o OAV; deriva dalla parola inglese "animation" (e infatti è scritto in katakana).
Il vero pioniere dell'animazione giapponese è Osamu Tezuka, il "dio del manga", che curò personalmente la trasposizione su piccolo schermo dei suoi manga, fin dalla fine degli anni '50: l'anime di Astroboy (Tetsuwan Atomu, "l'atomo potente", come si può sentire nella prima sigla), del 1963, è uno dei primissimi trasmessi dalla tv giapponese, se non il primo.
Sui dettagli storici è meglio non soffermarsi, forse in futuro potranno essere oggetto di un post a parte...

ARIGATOU = Grazie
Vi piacerebbe che fosse così semplice! E invece, siccome i giapponesi hanno un fortissimo senso delle gerarchie sociali e ci tengono a rivolgersi nel modo corretto a chiunque si trovino davanti, hanno solo quella tonnellata di modi per dire Grazie... Eccone alcuni.
ARIGATOU GOZAIMASU (o gozaimashita): l'ideale per ogni occasione, sicuramente educato, diventa formalissimo, quasi retrò se usato nella forma tra parentesi.
ARIGATOU: meno formale, da usare se si ha a che fare con persone che si conoscono.
DOUMO: viene usato principalmente dai maschi o dalle ragazze che hanno un modo di fare un po' grezzo, e già questo rende l'idea del tipo di utilizzo. Può risultare pure scortese, se rivolto a qualcuno verso cui dovremmo comportarci con maggior rispetto.
Esempio
Nell'anime xxxHOLiC5, Doumeki è un ragazzo di poche parole con un modo di fare naturalmente sfacciato, che tratta tutti con totale spontaneità, senza preoccuparsi di essere formale: ringrazia poco, e quando lo fa usa "doumo". Himawari invece è una ragazza molto gentile ed educata (a tratti fastidiosa, n.d.Miz); dice "hontouni arigatou", traducibile con "grazie veramente"; in ogni caso è raro che usi "arigatou" da solo.



NOTE
1Manga: Yu Yu Hakusho, di Yoshihiro Togashi, edito in Italia dalla Star Comics come Yu degli Spettri. Anime: Yu Yu, 112 puntate, trasmesso in Italia da Mtv e La7.
2Manga: Loveless, di Yun Kouga, inedito in Italia; Anime omonimo di 12 puntate (I serie), recuperabile sottotitolato in italiano. Loveless è uno "shonen ai", cioè tratta di "amore tra ragazzi" visto in un ottica tutta femminile (arrivati alla "S" avrò modo di spiegare cosa si intende).
3Manga: Host Club, di Bisco Hatori, edito in Italia dalla Planet Manga. Anime: Ouran Koukou Host Club (et similia), 26 episodi, recuperabile sottotitolato in italiano.
4Manga: D.Gray-man, di Katsura Hoshino, edito in Italia dalla Planet Manga. Anime omonimo tuttora in prosecuzione e recuperabile sottotitolato in italiano.
5Manga: xxxHOLiC, delle Clamp, edito in Italia dalla Star Comics. Anime omonimo tuttora in prosecuzione, al momento è possibile recuperare la prima serie (24 episodi) sottotitolata in italiano.

Copyright di immagini e video degli aventi diritto; un ringraziamento va anche ai vari gruppi di fansubbers che diffondono in Italia le novità giapponesi.

Argomenti correlati: Dizionario: 1-10, Dizionario B

Postato da: Mizar81
lunedì, 16 aprile 2007
Ore 15:41
Il mio occhio di lettrice di manga giapponesi è spesso e volentieri attratto dai luoghi nei quali i vari personaggi si muovono ed interagiscono fra loro; manifestando, inoltre, un grande interesse per la cultura nipponica e mettendo Tokyo fra le prime città estere che mi piacerebbe visitare, non posso fare a meno di apprezzare la ricchezza di particolari con cui alcuni mangaka realizzano le proprie tavole. Rumiko TakahashiUn merito particolare in questo senso va a Rumiko Takahashi , donna minuta ed occhialuta classe ‘57, della quale sono conosciuti ed amati molti personaggi: da Lamù, la ragazza dello spazio dal costumino tigrato ( da “Urusei Yatsura” ) per la quale ho avuto una sorta di venerazione durante l’infanzia, a Godai, timido ed impacciato ventenne con un debole per la dolcissima vedova Kyoko Otonashi (da “Maison Ikkoku”), fino all’ultimo semi-demone dalle fattezze canine Inuyasha (dal manga omonimo). I personaggi di Ranma ½ usciti dalla mia matita! ^^ (clicca per ingrandire)Fra tutti, però, ho apprezzato in modo particolare Ranma ½ ( “Ranma nibun no ichi”, letteralmente "Ranma uno-di-due" ), concepito prima come manga e successivamente come anime e oav1. In questo prodotto della Takahashi si può assistere ad un continuo incontro/scontro fra la cultura giapponese e quella cinese, attraverso costumi tradizionali e piatti tipici, abitudini familiari e regole scolastiche, il tutto correlato da azioni, talvolta assurde, caratterizzate da un'irrinunciabile impronta umoristica pronta a sdrammatizzare momenti di imbarazzo e situazioni poco allegre. Vi propongo, allora, un viaggio virtuale del Giappone e della Cina di Ranma ½. , attraverso la descrizione dei luoghi principali dove si sviluppa la storia.

IL GIAPPONE

Tokyo è il background preferito dei mangaka giapponesi, in quanto è una città in continua evoluzione; in essa, la vecchia tradizione di kimoni e templi Edo si fonde con l’iper tecnologia del ponte dell’Arcobaleno e delle innumerevoli stazioni presenti nei 23 quartieri speciali in cui è suddivisa la città. Ed è proprio in un quartiere di Tokyo, Nerima, che la Takahashi lascia interagire i suoi personaggi. Volendo fare un confronto su come l’autrice sia riuscita ad adattare i luoghi reali alle sue storie, distinguiamo 4 ambientazioni particolari.

Casa Tendo.
I giapponesi hanno sempre rappresentato un popolo profondamente rispettoso di abitudini e tradizioni; proprio grazie ai cartoni animati ho avuto modo di apprendere, ad esempio, che è buona educazione togliersi le scarpe non appena viene varcato l’ingresso domestico (genkan), lasciandole con le punte rivolte verso l’uscita, e di infilarsi pantofole o rimanere con i calzini per evitare di sporcare il pavimento. Nell’abitazione dei Tendo (dove vivono, praticamente da parassiti, anche Ranma col padre ed il maestro Happosai), si possono apprezzare tanti piccoli particolari che anche nella realtà costituiscono l’interno delle tradizionali dimore nipponiche: porte scorrevoli (fusuma), pannelli (shoji) tappezzati con carta di riso (ecco perché sono facilmente soggetti alla rottura, specie quando Genma e Ranma litigano!) , ampi armadi (oshiire) in cui vengono riposti lenzuola (shikifu) e futon, sostantivo che indica il caratteristico letto costituito da un materasso sottile (shikibuton) e dalle coperte (kakebuton)  e che è possibile srotolare sul pavimento. Il materiale principale di costruzione per l’esterno delle case giapponesi è il legno, in quanto facilmente rimpiazzabile in caso dei terremoti frequenti cui è soggetta quella terra; all’interno, invece, ritroviamo il tatami, ovvero il pavimento, che consta di tre parti: toko, cioé paglia di riso, omote, costituito da steli di igusa (un tipo di tessuto vegetale), e heri, che è una stoffa. Ecco una tipica dimora nipponica rapportata con l'abitazione dei Tendo vista sia nell'anime che nel fumetto:

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Una stanza di casa Tendo di cui possiamo apprezzare bene i particolari è il bagno, perché spesso i personaggi vi si recano per attingere all’acqua calda e lavarsi di dosso la maledizione. Esso è costituito da una sorta di ingresso (dove ci si spoglia) dal quale poi si accede al toire, un ambiente dove vi sono il water ed il lavabo, ed al furo, uno spazio dove vi è un tipo di vasca molto più profonda rispetto alla nostra, in quanto l'acqua deve poter arrivare fino al collo; sia nel manga che nell’anime, sarà proprio il furo a vedere il primo incontro fra Akane e Ranma ragazzo2. Anticamente, però, il corpo veniva lavato nel goemonbur (che prende il suo nome da Ishikawa Goemon, un uomo condannato a morire in un calderone pieno di olio bollente), una piccola conca in ferro riscaldata con la legna grazie ad una fornace sottostante. Un tipico KamidanaElementi che non devono mancare mai fra le pareti domestiche nipponiche sono due altarini religiosi: il Kamidana (per il culto dello shintoismo) ed il Butsudan (per il culto del buddismo) . ‘Kamidana’ sta letteralmente a significare ‘Mensola per gli Dei’, in quanto riservata a particolari divinità cui rivolgersi; su di esso vengono poste candele, riso bianco e sake (una bevanda alcolica giapponese che si ottiene dalla fermentazione del riso). Più importante è di sicuro il Butsudan, letteralmente ‘Altare del Buddha’, che viene utilizzato sia per pregare per l’appunto tale divinità che i propri defunti e che si può chiudere con delle ante o riporre in un mobile apposito. Vi si offrono cibo, fiori ed incensi e dopo 49 giorni dalla dipartita di un proprio caro viene posta una tavoletta (ihai) sulla quale è inciso il nome attribuito al morto; questo perché in Giappone vi è l’usanza secondo la quale il sacerdote dà un nuovo nome al deceduto. Soprattutto nel manga, si vede molto spesso Soun Tendo pregare per la moglie defunta presso questo altarino.

Parco Shakujii.
Per quanto Tokyo possa essere una città caotica dominata da una linea ferroviaria iperveloce (la Yamanote-sen) e da grattacieli altissimi che ospitano centinaia di uffici e maxischermi pubblicitari, non mancano di certo gli spazi verdi dove portare a spasso il cane o incontrarsi semplicemente con gli amici. Sia nell’anime che nel manga di Ranma, si ha modo di osservare il parco Shakujii (Shakujii Koen) in diverse occasioni; le più stuzzicanti sono il momento in cui Ranma urla un fragoroso “Ti amo!” ad Akane3 e quando viene organizzato per la prima volta un incontro con Nodoka, sua madre 4. Nella realtà, questa ritrovo a Nerima esiste sul serio (vi è molto praticato il birdwatching) e la Takahashi sembra averne proposta una versione decisamente fedele all’originale; infatti, nelle tavole che lo ritraggono ritroviamo i viali alberati, le panchine, i sentieri provvisti di siepi rigogliose e le giostrine in ferro per i più piccoli. Ecco come appare tale luogo nella realtà e come l'autrice lo propone:
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Classica, sia nell'anime che nel manga, è la presenza dei due laghetti caratteristici di questo spazio verde: uno è lo “Shakujii”, l’altro è il “Sanbō-tera”; in particolare, quest’ultimo fa spesso da sfondo, nella realtà, a molte serie tv nipponiche. Ciò che invece non viene mostrato ma che rappresenta un elemento peculiare del parco sono i resti di un antico castello (che prende il nome dal parco stesso), costruito durante il periodo Kamakura (1185-1333) e distrutto nella seconda metà del XV secolo.

Liceo Furinkan.
Il Giappone è considerata la nazione più istruita al mondo, con lo 0% di analfabetismo ed il 100% delle iscrizioni alla scuola dell’obbligo; il suo sistema di istruzione prevede 6 anni di elementari (da iniziare all’età di 6 anni), 3 di medie inferiori (dopo i quali termina la scuola dell’obbligo), 3 di medie superiori e 4 di università (per divenire uno studente universitario è necessario superare un esame di ammissione non semplice5, Love Hina docet!). Le lezioni iniziano ad aprile per terminare nel marzo dell’anno successivo e si hanno circa 14 giorni liberi fra la chiusura e la riapertura; gli studenti godono di ulteriori pause didattiche con l’arrivo di Capodanno (2 settimane) ed in occasione dell’estate (6 settimane). Nella maggior parte delle scuole superiori nipponiche l’ingresso è alle 8.30 e l’uscita alle 15.00, ma i ragazzi possono trattenersi oltre l’orario scolastico per svolgere attività ricreative come il teatro e l’atletica leggera oppure per provvedere alla pulizia di aule e laboratori; inoltre, a differenza dell’Italia, le classi sono costituite anche da 40 studenti in virtù dell’alta densità di popolazione. Ranma ed Akane frequentano la 1^F presso il liceo Furinkan, che la Takahashi idealmente pone nel quartiere di Nerima; ecco come l'autrice propone tale struttura sia nel manga che nell'anime e come invece si presenta una scuola di Tokyo nella realtà:  
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Ad eccezione di Ranma (che predilige sempre e comunque il suo modo di vestire alla cinese per ogni Un gakuranoccasione), tutti gli studenti indossano una divisa, in gergo seifuku, che è diversa a seconda dell’istituto di appartenenza. Sia nel manga che nell'anime, per i ragazzi ritroviamo la classica uniforme scolastica, che trae spunto dal modo di vestire dei cadetti prussiani: essa fa uso di toni abbastanza scuri (come il blu o il nero) ed è costituita da un pantalone, da una camicia bianca e da una gakuran, ovvero una giacca dotata di un numero variabile di bottoni di ottone e di un caratteristico colletto alto e rigido, che va portato Una tipica camicia scolastica con collo alla marinararigorosamente abbottonato come segno di buona educazione. Per quanto riguarda le uniformi per il gentil sesso, invece, si predilige una vestibilità nettamente più femminile; famose sono le sailor-fuku, ovvero le classiche uniformi alla marinara, i cui colori variano in base all’istituto: esse sono costituite da un un’ampia gonna a pieghettine portata con lunghi calzettoni (loose-socks, che mi permetto di tradurre liberamente come ‘calzini morbidi’ in quanto vanno indossati in modo che non aderiscano troppo) e da una camicetta con colletto a righe (stile ‘Paperino’ e ‘Sailor Moon’, che per l’appunto vestono alla marinara), il quale il più delle volte è abbellito da un nastro, portato a mò di fiocco oppure semplicemente tenuto fermo da una spilla. Sia nel manga che nell’anime, è possibile osservare la sailor-fuku su Kodachi (che frequenta un istituto per sole donne), mentre nel liceo Furinkan la divisa femminile è molto più sobria, in quanto costituita semplicemente da un vestitino verde e da un bolerino dello stesso tessuto (utilizzato nei mesi più freddi), cui va abbinata una camicia bianca a maniche corte.

I canali di Nerima.
Sia nel manga che nell’anime è possibile osservare diversi canali di scolo, che caratterizzano anche nella realtà le strade di Tokyo e, più in generale, del Giappone. Essi sono bacini artificiali protetti da mura di cemento, intervallate da una delle due estremità di grossi tubi che permettono lo scolo delle acque piovane che verranno poi riutilizzate, ad esempio, per irrigare i campi. Solitamente, questi canali costeggiano uno dei lati delle strade cittadine, dalle quali sono separate tramite recinzioni metalliche; come la Takahashi ci mostra, nel tragitto che separa la casa dei Tendo dalla scuola Ranma ha l’abitudine di camminare proprio sul cornicione di queste protezioni in ferro, con l’effetto che ad ogni piccola perdita di equilibrio (indotta il più delle volte da un litigio con il padre o da una discussione con Akane, che lo spinge con un calcio o con un pugno…) cade nel fiumiciattolo e diventa donna! Ecco uno scorcio di un quartiere di Nerima con relativo canale, confrontato con la versione dell'autrice:Clicca per ingrandire

LA CINA

Lasciamo ora il Giappone e proiettiamoci virtualmente in Cina. Escludendo flashbacks vari, l'autrice si concentra su un solo luogo di questa nazione, ovvero nella zona dove alcuni fra i co-protagonisti hanno contratto ognungo il proprio imbarazzante sortilegio: le sorgenti (in cinese "Nichuan") di Jusenkyo.

Le sorgenti maledette.
Jusenkyo è un'ubicazione immaginaria che la Takahashi colloca in Cina e che indica in cinese come "Zhou Chuan Xiang". Nel primo volumetto, e più precisamente nel capitolo italiano ‘Il Segreto di Ranma’, la mangaka gli attribuisce una dettagliata posizione geografica:  “monte Chuanjing, della catena montuosa Bayankala, in provincia di Chinhai, Cina". Tale luogo non è del tutto frutto della fantasia, in quanto le montagne di Bayankala esistono anche nella realtà: esse caratterizzano la provincia di Qinghai (Cina) e sono attraversate a nord dal Fiume Giallo ed a sud dal Fiume Yangtze.
Le sorgenti immaginare di Junsekyo vengono presentate, sia nell'anime che nel fumetto, come “il mitico campo di addestramento” e sono costituite da più di un centinaio di specchi di acqua, dai quali sbucano una miriade di canne di bambù. E sono proprio queste canne di bambù ad essere reputate da Genma, padre di Ranma, un ottimo punto di equilibrio per il figlio durante l'allenamento per divenire un buon maestro di arti marziali. Ecco un confronto fra come tale paesaggio si presenta nella realtà e di come venga rappresentato Jusenkyo dall'autrice in entrambe le versioni:Clicca per ingrandire 
La storia di Ranma ½ vuole che le fonti suddette celino un terribile segreto: sempre nel primo volumetto, la guida autoctona spiega ai due avventori che molti anni addietro in quelle pozze morirono affogati esseri umani ed animali, lasciandovi la loro anima; da allora in poi, tutti coloro che vi cadranno subiranno un duplice effetto:
1) assunzione del corpo del defunto ogni volta che entreranno in contatto con l’acqua fredda;
2) ritorno temporaneo al proprio aspetto originario a contatto con l’acqua calda6.
Man mano che la storia si svilupperà e verranno presentati i vari personaggi colpiti da questa maledizione, di conseguenza verranno descritte molte sorgenti con i relativi effetti; le più importanti da citare sono, nell’ordine di apparizione:
  • Xiong Mao Nichuan: 2000 anni prima vi annegò un Panda e ne subisce l’effetto Genma Saotome;
  • Niang Nichuan: 1500 anni prima vi annegò una “candida fanciulla” e ne subisce l’effetto Ranma Saotome;
  • Heito Uen Nichuan: 1200 anni prima vi annegò un maialino nero e ne subisce l’effetto Ryoga Hibiki;
  • Mao Nichuan: 1800 anni prima vi annegò una gattina e ne subisce l’effetto Shan-Pu;
  • Yazhi Nichuan: 1300 anni prima vi annegò un’anatra e ne subisce l’effetto Moose;
  • Niu-He-Man-Mao Ren Nichuan: 2500 anni prima vi annegò “un uomo delle nevi che era su un toro con un’anguilla ed una gru nelle mani” e ne subisce l’effetto Collant Taro (in originale Pansuto-Tarō , nome datogli da Happosai, il quale assistette alla sua nascita e lo ripulì dalla placenta immergendolo proprio in questa sorgente!). Sul suo corpo maledetto, Taro si ritroverà anche dei tentacoli e la facoltà di spruzzare inchiostro, in seguito al bagno nella Chanyui Nichuan dove 1600 anni prima annegò una gigantesca piovra!
Di seguito, i personaggi suddetti in entrambe le versioni:

(Clicca sulle immagini per ingrandire)




1Nella trasposizione su video si possono contare 161 puntate italiane (cui vanno aggiunti 9 oav), mentre la storia su carta consta di 38 tankobon (‘volumetti’, in gergo) giapponesi, raccolti in Italia in tre edizioni differenti (di cui una incompleta, a causa del fallimenti della Granata Press); in questo articolo, farò riferimento alla seconda edizione, costituita da 53 volumetti stampati per conto della Star Comics e pubblicati sulla testata Neverland a partire dal giugno 1996.
2Vedere volumetto n.1, puntata n.1.
3In realtà si è trattato di un equivoco causato da Nabiki, sorella di Akane (vedere volumetto n.24, puntata n.110). Nel manga, Ranma si dichiarerà ad Akane nel n.45 ma a causa di un precedente litigio la ragazza non gli crederà.
4Nell'anime si vede Nodoka nelle puntate n. 160/161; nel fumetto Ranma la vede, per la prima volta dopo più di 10 anni, nel n. 30 ma si presenterà a lei solo nel n. 50.
5In Giappone gli studenti sono soliti consacrare ai templi shintoisti le Ema, tavolette votive per invocare le divinità al fine di superare l'esame di ammissione all'università.
6 L'utilizzo dell'acqua calda ha una spiegazione logica, in quanto nella tradizione del Medio Oriente essa è vista come strumento di purificazione.

 



Postato da: ut0pia
sabato, 31 marzo 2007
Ore 14:13
Categoria: Dizionario.
Titolo per esteso: Dizionario alfabetico dei termini giapponesi di maggior impiego nel mondo dell'animazione e dei fumetti.
Bene, cominciamo dai numeri! Non è certo una scelta stravagante: il numero è portatore di vari significati, dalla storia della nascita dei segni, al concetto stesso che quel numero esprime (pensiamo al significato che le filosofie e le religioni hanno dato ai numeri, o anche l'uso quotidiano che ne facciamo - coi voti, per esempio).

Domanda: qualcuno si è chiesto perché il titolo è "1-10" e non "0-9"?
Beh, chi l'ha fatto non si è posto un quesito tanto stupido: com'è noto il mondo occidentale ha ereditato i segni grafici dagli Arabi durante il Medioevo, e coi segni anche l'utilizzo dello zero all'interno di un sistema di numerazione posizionale decimale (rimando alla voce "zero" della Wikipedia). Beh, e prima cosa c'era? I numeri romani: I, II, III [...] X, poi XI, XII e così via. Niente zero, e dieci indicato con un unico segno: queste due caratteristiche si ritrovano nel sistema giapponese1: i segni principali sono quelli che contraddistinguono i numeri da 1 a 10 e sono di importazione cinese2, poi si somma: 10+1, 10+2 e così via.
La crescente occidentalizzazione del Giappone ha fatto sì che venisse importato il più funzionale sistema posizionale e con lui la grafia araba dei numeri, ma - come accade da noi - i numeri arabi non hanno completamente soppiantato quelli giapponesi e noi cultori di manga e anime ne sappiamo qualcosa... ed ecco spiegata la presenza di questa voce nel nostro dizionario!

Note tecniche: il giapponese ha due letture dei kanji, On e Kun; ho riportato sotto le immagini la lettura On, quella usata per contare e nelle parole composte3, anche se in due casi particolari non viene usata.


1 UNO e DUE - Simbolo facile per il primo numero. Nel manga e anime Bleach è nel nome del protagonista, Ichigo (accento sulla prima I), che significa "primo (Ichi) guardiano (Go)", in quanto primogenito maschio. "Go" vuol dire anche 5 (scritto però col kanji che vedremo sotto), e spesso Tite Kubo associa il numero 15 a Ichigo. Inoltre "ichigo" scritto con altri ideogrammi ma pronunciato alla stessa maniera vuol dire fragola... beh, un dio della morte con una spadona alta quanto lui che si chiama Fragola...
Del numero 2 faccio notare la struttura del kanji che, come per i numeri romani, tratta il 2 come un 1+1.

4 TRE e QUATTRO - Come sopra per l'ideogramma del 3, una sorta di 1+1+1.
Per chi ha visto o letto Naruto, "Sandaime" è il nome con cui ci si riferisce al terzo (appunto) Hokage, il vecchietto barbuto maestro praticamente di tutti i ninja di Konoha, cui curiosamente succede il quinto Hokage, "Godaime" (la prorompente Tsunade)... Che è successo al quarto Hokage? Per chi non lo sa, è morto per sigillare un demone dentro Naruto. E perché il quarto doveva essere tanto sfigato?
La lettura On di 4 è "shi", come da immagine, ma viene usata pochissimo, preferendole la lettura Kun "Yon/Yo" per un motivo molto semplice: "shi", scritto col kanji corrispondente, vuol dire "morte"... insomma, il 4 porta sfiga! Nelle competizioni lo si evita accuratamente e non esiste negli hotel la stanza 444. Ecco spiegato il mistero del quarto Hokage scomparso tragicamente e, per tornare a Bleach, il perché la quarta compagnia tra le 13 in cui sono divisi gli dei della morte è quella più maltrattata dalle altre, quella che ha compiti come pulire le fogne e gestire le strutture mediche.

56 CINQUE e SEI - Ecco finalmente il 5, "Go", appunto, come nel gioco di parole del nome Ichigo e in "Godaime".
Segnalo per curiosità il titolo originale dell'anime proposto da Mtv anni fa, Blue Submarine No. 6: "Ao no rokugo", in cui "ao" vuol dire blu, "no" è una preposizione posposta ad "ao" e "roku" è il numero 6... ignoro che significato prenda il "go", immagino sia un classificatore4 e comunque non sta certo per "cinque"...!

78 SETTE e OTTO - Come per il 4 anche la lettura On del 7 è sconsigliata e gli viene preferita la lettura Kun "nana". Mmmm... Nana... beh, come non citare il manga (ora anime e film) di Ai Yazawa! Il nome delle due protagoniste vuol dire esattamente "sette", tanto che Nana Komatsu - Hachi è ossessionata da questo numero.
Per non allontanarci da questo manga, sottolineiamo anche il gioco di parole Nana-Hachi 7-8, conseguenza della scelta di Nana Osaki di soprannominare l'amica col tipico nome che si da ai cani (come "Fido" da noi, insomma). Tra l'altro il numero 8 porta bene.

910 NOVE e DIECI - Neanche il numero 9 piace molto ai giapponesi, condivide infatti la stessa pronuncia della parola che significa sofferenza (ma dico, 3 numeri sfigati nei primi 10!).
I numeri successivi al 10 si formano, come già accennato, come 10+1, 10+2 etc.: "juuichi", "juuni" etc.; curiosamente il 14 e il 17 non presentano problemi nella lettura On: "juushi", "juushichi". Per i numeri 20, 30 etc. funziona al contrario: "nijuu", "sanjuu" etc.


Trovare riferimenti nei manga e negli anime ai numeri non dovrebbe essere difficilissimo, così a braccio ho proposto una rapida carrellata suscettibile di modifiche e ampliamenti, anche proposti da chi legge, e non escludo la possibilità di essere io stessa ad aggiungere qualcosa nel caso in cui mi imbatta in altri riferimenti interessanti.

Prossimamente: I termini che iniziano per A-C (o di più, o di meno... in base a quanto lungo mi viene il post)



1Al momento non ci interessa che i romani avessero, per i primi 10 numeri, 3 segni principali che combinavano (I, V, X), e non 10, come con gli ideogrammi; tra l'altro sarebbe interessante cercare degli studi sulla mancanza del concetto numerico di "zero" e il non utilizzo di un sistema posizionale decimale in una regione come la Cina - patria dei numeri giapponesi - a stretto contatto con l'India, dove questi due concetti sono nati.
2I numeri cinesi (la maggior parte dei kanji, cioè gli ideogrammi che indicano una sola parola, vengono dalla Cina) sono i più usati e permettono di contare oltre il 10; esiste una numerazione giapponese, con diverse pronunce e ideogrammi, ma si limita ai numeri 1-10 ed è usata per contare cose indefinite.
3Tra l'altro la lettura On è quella più legata alla lettura cinese, mentre la lettura Kun è la versione "giapponesizzata"; nel caso dei numeri che, come abbiamo detto, sono di origine cinese, la lettura On è una scelta obbligata!
4Per contare i giapponesi usano insieme al numero un suffisso, detto "classificatore", per indicare l'oggetto che viene contato (animali, piani di un palazzo, libri, anni d'età etc.), per esempio "nisai" = 2 anni inteso come età.

Argomenti correlati: Dizionario A, Dizionario B

Postato da: Mizar81